La Comunità e l'Associazione dei Sistemisti Informatici della Pubblica Amministrazione

Ilger

P.A. 4.0: Un grattacielo senza fondamenta

L’interessante articolo di Gianluigi Cogo, dal titolo “La PA 4.0 faccia un passo indietro …”, pubblicato recentemente su Agenda Digitale, è un ottimo spunto per soffermarsi a pensare cosa sin ad ora si è fatto per la costruzione di un Paese Smart, quali sono i traguardi fissati dai Governi succedutisi, e cosa in effetti si sta facendo.

Cogo, nel suo articolo mette in evidenza le assurde liturgie che ingessano la P.A. e la rendono lenta e inefficace… quella Pubblica Amministrazione “dove la maggioranza dei manager ha spento il cervello già da diversi anni considerando l'innovazione uno dei tanti adempimenti”. Come si può dargli torto? (A me personalmente è capitato di incontrare un giovane segretario generale di un ente di medie dimensioni che ebbe a disporre che le PEC vengano stampate anche se con allegati da 500 pagine…!).

Come può questa Pubblica Amministrazione accelerare la crescita e governare il cambiamento richiesto non solo dalla lungimiranza della Commissione Europea, ma soprattutto da cittadini e imprese?

Cogo ritiene che la risposta sia semplice: facendo di meno e facendo ben più di un passo indietro.

Noi in merito riteniamo invece che le risposte ai sacrosanti rilievi appena posti siano diverse e che sia necessario riflettere sulle reali cause di tanto immobilismo.

Tutti siamo d’accordo che il futuro di uno Stato a servizio delle necessità dei cittadini e delle imprese passa per la modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Spesso però si fa un assunzione automatica ed errata. Si ritiene infatti che la modernizzazione della P.A. coincida esclusivamente con la crescita digitale o la banda ultra larga, o peggio ancora con la capacità di erogare servizi ICT da parte degli Enti che la P.A. costituiscono.

Statistica 2009Purtroppo le cose non stanno così: Innanzitutto va rilevato che l’apparato burocratico italiano era già al primo posto in Europa nel 2009 per l’età media del personale dipendente. Poi ci fu la “Riforma Fornero” e il blocco del Turn-Over di Brunetta. Pensare di realizzare la modernizzazione della P.A. con una forza lavoro dove il 50% dei dipendenti pubblici sono ultra sessantenni, demotivati (e rimbalzati continuamente dal traguardo della pensione da una riforma ad un'altra) è pura fantasia. Ancora più utopico è il traguardo se ci si focalizza su funzionari e dirigenti, i quali in stragrande maggioranza sono appunto ultrasessantenni.

Cogo, nelle sue argomentazioni, fa poi riferimento ai “Government Digital Service Design Principles” del Regno Unito, riportando la parte iniziale del terzo principio (in realtà è il secondo) “Do Less”. Correttamente osserva che è assurda la politica “del reinventare continuamente la ruota”, tuttavia dimenticandosi, a parer nostro, che ancora più assurdo è pensare di far usare la ruota a dei dipendenti ultrasessantenni i quali, per stanchezza e demotivazione, si limitano ormai ad accendere il fuoco davanti alla caverna.

Peraltro poi, il secondo principio “Do Less”, continua con l’affermare: “This means building platforms and registers others can build upon, providing resources (like APIs) that others can use, and linking to the work of others. We should concentrate on the irreducible core”. Ciò ci sembra in linea con quanto hanno cercato di fare, con grande fatica, i recenti Governi: realizzare i “core frame work” - trasversali a tutta la P.A. - su cui costruire la crescita digitale (Spid, Anpr, PagoPa) il cui sviluppo, per rispondere all’ulteriore critica di Cogo, è già affidato al “mercato”.

Insomma riteniamo che il successo della modernizzazione della P.A. non coincida con l’affidamento dell’ICT al “mercato” ma con un radicale svecchiamento del personale dipendente e delle sue competenze. Il traguardo da raggiungere è la cooperazione dei “back end” di tutti gli Enti pubblici della Nazione, consentendo ai sistemi informatici, ovunque siano dislocati, di offrire e consumare servizi che rispondono a protocolli e strutture dati ben definiti. Insomma applicativi “certificati” che secondo le architetture tipiche del “SOA” erogano e consumano servizi opportunamente regolati. Che poi, a voler guardare bene, è ciò che è riportato ai punti 8 “Build digital services, not websites” e 9 “Be consistent, not uniform” dei “Government Digital Service Design Principles” del Regno Unito citati da Cogo.

Lo svecchiamento del corpo dipendenti della P.A. è una condizione necessaria ma non sufficiente. In ogni azienda che si rispetti (soprattutto se composta da migliaia di Enti e milioni di dipendenti) e che intenda intraprendere una riorganizzazione incisiva, stabiliti i target si ragiona sui fattori critici di successo, e soprattutto si individuano i referenti che tale riorganizzazione dovranno condurre. Il quadro in tal senso è più che disarmante: la P.A. è drammaticamente carente di “competenze digitali”, soprattutto in quei settori ove il contatto tra Stato e Utenza è elevato. Bisogna pertanto investire decisamente sulla formazione, soprattutto per i funzionari e i dirigenti che devono rivedere il proprio ruolo in una logica “Digital First” e sull’aggregazione dei piccoli Enti che, abbandonando le logiche campanilistiche, affidino a unioni di “soggetti” la migrazione dalla P.A. analogica alla P.A. digitale.

Insomma si costituisca prima lo scenario operativo in grado di vincere la sfida della modernizzazione e poi si spinga sull’acceleratore delle riforme per la costruzione della P.A. 4.0.

Fabio Puglisi

@fabiopuglisi